Autostima
E’ il concetto che si ha di sé stessi: può essere tendenzialmente positivo o negativo in base alle esperienze accumulate nel corso dello sviluppo. L’autostima comunque è un concetto mobile, per cui può essere modificato nel tempo. La stima di sé risente del VALORE che ci si attribuisce e delle COMPETENZE che ci si riconosce. Una persona che ha molti interessi, molti impegni e relazioni sociali tende ad avere una autostima più solida. Al contrario, una persona che si focalizza su una unica attività (per esempio, la scuola o il lavoro) avrà una autostima più vulnerabile.
Le persone con un disturbo del comportamento alimentare hanno un’immagine di sé stessi solitamente negativa e strettamente condizionata da come e quanto mangiano, da quanto controllo hanno sul loro peso e sulle forme del corpo. La loro autostima quindi non è solo più bassa, ma anche più vulnerabile perché fortemente condizionata da un unico fattore. I pensieri tipici sono: solo se sono molto magro ho valore; solo se continuo a dimagrire verrò apprezzato; solo se ho il pieno controllo della mia alimentazione valgo qualcosa.
Ne risulta un’autostima deficitaria che non considera e non riconosce tutte le risorse potenziali che la persona ha. Questo rende la persona ancora più “dipendente” dal disturbo dell’alimentazione, perché sembra essere l’unica risorsa disponibile per potenziare la stima di sé.
Le terapie cognitivo-comportamentali affrontano il problema dell’autostima, soprattutto nella fase finale della terapia. Una bassa autostima, infatti, potrebbe rappresentare un fattore di rischio per una ricaduta.